Le cose che è naturale chiedersi.
Una pagina pensata come una conversazione: risposte semplici per capire cosa sono Felicità 66, gli Spazi Meritati e i progetti che ne fanno parte.
È un laboratorio diffuso, non un luogo fisico. Non è terapia e non è scuola: propone esperienze semplici, senza sforzo e senza giudizio, per ritrovare talenti e desideri che possono essere rimasti in secondo piano.
Guarda la persona intera, non il singolo problema. L’approccio è pedagogico: attiva potenzialità, abilità e risorse già presenti e, quando utile, può collaborare con medici, psicologi ed educatori.
Per chi desidera un cambiamento: genitori, insegnanti, educatori, associazioni e territori che cercano modalità nuove per creare spazi vivi e possibilità educative.
L’idea parte dalla merenda: qualcosa di semplice e nutriente che dà forza per tornare a giocare. Gli Spazi Meritati possono essere fisici, come orti e parchi; analogici, come il Diario; oppure concettuali, come i laboratori creativi.
No. Si ascolta, si interagisce, si prova e si sbaglia. Non c’è un modo giusto o sbagliato di partecipare.
Non serve il pollice verde. Foglie, fiori, pietre e legno diventano materiali per creare opere naturali personali e collettive, mentre il lavoro con la natura diventa anche un modo per prendersi cura di sé.
No. È una narrazione condivisa, non autobiografica. Insegnanti, genitori ed educatori portano il proprio punto di vista e questi contributi vengono riorganizzati in una visione unitaria.
Un’esperienza simbolica che unisce creatività, immaginazione e il gesto del rovesciare il caffè per provare a pensare fuori dagli schemi.
No. Puoi portare un progetto o iniziare da zero: le mani lavorano mentre si conversa, in uno spazio creativo e rilassato di comunità.
No. Il modello nasce ad Arezzo dalla riconversione di edicole dismesse, ma è pensato per essere replicabile da Comuni, associazioni ed editori in altri territori.
No. Si lavora sul rischio controllato, non sul pericolo. L’adulto osserva senza dirigere ogni azione e i bambini sperimentano gioco, relazione, autonomia e regole che nascono anche dal gruppo.
Felicità 66 è diffuso: un laboratorio può arrivare in una scuola, un quartiere o un’associazione, oppure si può individuare lo Spazio Meritato più vicino.
Dipende dal progetto. Alcune esperienze sono incontri singoli, altre veri percorsi. Dopo un primo colloquio si può individuare la formula più adatta e sostenibile.
Sì. I progetti possono riguardare spazi sociali ed educativi, scuole, piazze, parchi e luoghi da riconvertire in occasioni di partecipazione e comunità.
